Iintroduzione fraterna

 

Verso un socialismo nuovo
L'Utopia continua

Pedro Casaldáliga


   
 

La nostra Agenda è nata e ha sempre avanzato alla luce e con lo stimolo dell’Utopia. Un’Utopia indefinita nei suoi contorni e nei suoi momenti, ma irrinunciabile per il nostro impegno con l’umanesimo integrale.

Ogni anno l’Agenda presenta un tema centrale, trattato da specialisti che affrontano l’argomento da diverse angolature. I temi sono stati importanti, ambiziosi, come il dialogo interculturale, la comunicazione, la democrazia, la politica, il mondo indigeno, le migrazioni, il debito estero, la Patria Grande… Li consideriamo temi principali perché abbracciano persone e popoli, il nostro Continente e il terzo Mondo, la solidarietà del Primo Mondo e la trasformazione delle istituzioni internazionali.

Tema importante, urgente e conflittuale è stato quello dell’ultima edizione 2008: la politica che è morta o che deve morire, e una politica altra, di giustizia, di uguaglianza, di dignità, plurale nelle realizzazioni concrete e autenticamente mondiale di fronte alla perversa mondializzazione del capitalismo neoliberale.

Per secoli l’Umanità ha ricercato mediazioni attraverso cui realizzare la politica, in maniera conflittuale, per tentativi, attraverso esperienze storiche a volte contraddittorie e perfino inumane.

Parlare di politica ha significato parlare di cittadinanza, di partecipazione corresponsabile, di sistemi, di governi, di partiti. In questa Agenda 2009 vogliamo andare oltre, col brivido dell’avventura, per chiederci quale potrà essere la mediazione a livello di sistema per una politica veramente umana e mondiale


Oggi il re è nudo. Il Terzo Mondo, soprattutto, ha sperimentato amaramente l’iniquità di quel sistema omicida ed ecocida che è il capitalismo, ora neoliberale e globale… «Il sistema neoliberale, ritiene Mario Soares, sta dando chiari segnali di saturazione e di incapacità; è necessario un nuovo ordine mondiale». Con indignazione, con nostalgia, rivestiti di tanti sogni, di lotte e di sangue, per rispondere alla dignità ferita della maggior parte dell’umanità, noi torniamo al socialismo: un socialismo nuovo, recita il titolo di questa Agenda. Perché evidentemente non si tratta di ripetere tentativi che hanno prodotto, molte volte, delusione, violenza, dittatura, povertà, morte. Non si tratta di «guardare indietro con rabbia» né di tornare a modelli superati. Si tratta di rivedere, d’imparare dal passato, di attualizzare, di non conformarsi e, per ciò stesso, di vivere qui e ora, localmente e globalmente, la sempre nuova Utopia.
Il sottotitolo dell’Agenda afferma categoricamente che l’Utopia continua, che non è una chimera ma una sfida. Per questo ci chiediamo a che punto si trova l’Utopia. Preoccupati per la costruzione quotidiana della politica come arte del possibile, stiamo forse perdendo di vista ciò che sembra impossibile e senza dubbio necessario? Ci si deve adattare a eleggere governi più o meno di sinistra e continuare, sottomessi o sconfitti, a procedere dentro il sistema capitalista di destra? Cosa rimane della vecchia alternativa inconciliabile tra capitalismo e socialismo? (Non manca chi afferma che è ormai finita l’ora delle destre e delle sinistre. A questa affermazione l’umorista risponde: «Chi non ha destra né sinistra non è detto che non abbia alto e basso»; «coloro che hanno e coloro che non hanno», direbbe Cervantes). Non è più possibile il socialismo? Siamo arrivati tardi? L’Utopia non continua a essere «necessaria come il pane quotidiano»?

Ma quale socialismo, o socialismi? Propugniamo un socialismo nuovo. Con la novità di una democrazia radicalizzata, universale, economica, sociale e culturale. «Non ci sarà un socialismo, afferma Bonaventura de Sousa Santos, bensì dei socialismi. Avranno in comune il fatto di riconoscersi nella definizione di socialismo come democrazia senza fine».

L’Agenda ci chiede: che cambiamenti abbiamo sperimentato dalle lezioni che la storia ci ha dato? Che atteggiamenti, che azioni ci dobbiamo aspettare oggi da una militanza socialista? Nessuno nasce socialista, socialista si diventa. Personalmente e comunitariamente. Ci sono valori di riferimento, quello sì, che sono colonne portanti del socialismo nuovo: la dignità umana, l’uguaglianza sociale, la libertà, la corresponsabilità, la partecipazione, la garanzia dell’alimentazione, salute, educazione, casa, lavoro, l’ecologia integrale, la relativizzazione della proprietà perché su di essa pesa un’ipoteca sociale.

«Non c’è struttura socialista, insiste Frei Betto, che produca per effetto meccanico, persone di indole generosa, aperte alla condivisione, se non si adotta una pedagogia capace di promuovere permanentemente emulazione morale, capace di fare del socialismo il nome politico dell’amore». «È un’illusione volontaristica, avvisa Wladimir Pomar, stabilire forme rigide per le trasformazioni necessarie e per la radicalizzazione della democrazia… Queste trasformazioni dipendono da molti fattori che trascendono il nostro semplice desiderio, e richiedono tempo e fatica. Senza una visione chiara al riguardo, qualunque socialismo corre il rischio di scivolare, sia per il democratismo caotico che per l’autoritarismo». Evidentemente un socialismo che meriti questo nome, rifiuta, per definizione, ogni dittatura e ogni imperialismo; e anche ogni democrazia che sia solo formale.

Agustí de Semir constata che «dati gli inciampi della democrazia, sono molti coloro che si situano fuori dal sistema e parlano di lavorare in rete. Lottano da un altro punto di partenza, coi fori sociali, con le occupazioni di terra, con l’accoglienza ai migranti, coi mezzi di comunicazione alternativi, ecc. Lavorare in rete significa farlo in modo orizzontale, ma coordinato, crescere dal basso e in maniera decentralizzata, alimentare l’autogestione e l’azione diretta».

«Socialismo, pertanto, afferma Paul Singer, significa un’economia organizzata in modo che qualunque persona o gruppo abbia accesso al credito per acquisire i mezzi di produzione di cui ha bisogno per sviluppare le attività scelte. Questo implica, evidentemente, l’eliminazione della povertà, dell’esclusione sociale…».

Il sociologo François Houtart propone quattro principi-obiettivi per un socialismo nuovo


- Priorità di un utilizzo rinnovabile delle risorse naturali.
- Predominio del valore d’uso sul valore di scambio.
- Partecipazione democratica in tutti i settori della vita collettiva.
- Interculturalità.

L’Utopia continua, nonostante tutti i nonostante. Scandalosamente inattuale in quest’ora di pragmatismo, di produttività a ogni costo, di postmodernità. L’utopia di cui parliamo la condividiamo con milioni persone che ci hanno preceduto, dando persino il proprio sangue, e con i milioni che oggi vivono e lottano e marciano e cantano. Questa Utopia è in costruzione. Siamo operai dell’Utopia. La proclamiamo e la realizziamo: è un dono di Dio ed è una nostra conquista. Con questa «agenda utopica» in mano e nel cuore vogliamo «dare ragione della nostra speranza»; annunciamo e cerchiamo di vivere, con umiltà e passione, una speranza coerente, creativa, sovversivamente trasformatrice.

 

 

 
Pedro CASALDÁLIGA


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